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È il giorno di Matteo Renzi a Salerno. Mi dicono che fin dal primo mattino il centro città è bloccato. Decido, quindi, di parcheggiare lontano dall’Hotel Salerno dove si terrà l’incontro; mi seccherebbe perdere tempo nel traffico cittadino o, peggio, cercare un posto auto che rischierei di non trovare. Farò qualche chilometro a piedi. È una mattinata fresca, sarà una passeggiata piacevole…Di sicuro, sarà come ai concerti. Inizio previsto per le dieci….poi, tutto comincerà più tardi. Scorgo un gruppo di signori attempati che discute animatamente con le rispettive mogli, chiedendosi se sia o meno il caso di ascoltare le chiacchiere di quest’ultimo arrivato. Le donne, all’unisono e con tono minaccioso, informano i mariti di smetterla di lagnarsi e di accelerare il passo per prendere i posti, magari in prima fila. Li osservo con tenerezza e penso a Gaber che, in sua famosa canzone, parlava di partecipazione. Vuoi vedere che, alla fine, Renzi sarà stato capace di mobilitare anche chi di domenica mattina usciva solo per andare a messa e tornare a casa, dopo la passeggiata e il caffè in centro? Sarà…ma non vedo i giovani. C’è il “rottamatore”, colui che, se vince le primarie, manderà a casa i Bersani, i D’Alema e i Berlusconi, nonostante quest’ultimo, comicamente, dichiari «Renzi è uno dei nostri» e, a quanto pare, sembra mancare l’entusiasmo tipico dei ragazzi che hanno l’obbligo di sentire cosa ha da dire chi si è assunto l’impegno importante di ‘pensionare’ tutti quelli che ancora non sono finiti in carcere. Intanto sono arrivato alla sala congressi. C’è gente. Raggiungo una postazione laterale che mi consente di prendere qualche appunto e tenere sotto controllo la prima fila dove siederanno le autorità locali. Aspetto di vedere il Sindaco De Luca che, da fedelissimo di Bersani, accolto in pompa magna la scorsa settimana, resta anch’egli un bersaglio indiretto del rottamatore. Speranze deluse. De Luca non verrà. Avrà pensato che lui, il conducator, come amabilmente lo ha definito Antonello Caporale del Fatto Quotidiano, non ha tempo per ‘assistere’ nel suo feudo a queste piazzate di antipolitica. Un boato, sta entrando Renzi. C’è l’ovazione della sala. È circondato dagli uomini della sicurezza che in cerchio lo rendono invisibile a quanti cercano di scorgerne la falcata. I fotografi e i cineoperatori ne rallentano il passo, inseguono l’inquadratura migliore. Scatto anch’io qualche foto. Pazienza se non riesco a catturare un’immagine decente. Le musiche scelte dalla macchina organizzativa per l’ingresso in sala sono particolarmente coinvolgenti. Un crescendo rossiniano accompagna i passi di quello che, sempre più, assomiglia a un pugile che si appresta a salire sul ring per la conquista del titolo mondiale. Due donne davanti a me accennano a qualche passo di danza con movimenti del corpo alquanto scomposti. Un uomo di mezza età urla l’italico quanto inutile «Sei un grande. Facci sognare!». Lui, nel frattempo, ha raggiunto il palco. Afferra il microfono e comincia a parlare. Frasi scarne. Veri e propri slogan. È la sua tecnica di comunicazione, molto simile a quella dei politici americani alle loro conventions. Si vede che dietro, in tutto quel che dice e fa, c’è la mano di Gori e dei suoi uomini. Del resto non si gira l’Italia improvvisando, almeno non con quello che ha in mente di fare Renzi. Spiega che la rottamazione attiene alle idee, all’approccio che alla politica, «una cosa bella, che deve ritornare tale…», hanno dato lorsignori. Contesta al centro sinistra l’atavica litigiosità che ha regalato all’Italia il ventennio berlusconiano. Illustra in concreto, senza soffermarsi molto e aiutandosi con delle slides, il suo approccio alla soluzione dei problemi che più assillano gli italiani (scuola, lavoro, rivalutazione dei salari, investimenti in infrastrutture). Si prende una pausa per sorridere con la proiezione di un video di Crozza che lo imita. Bacchetta il segretario del Pd Bersani per il cambio di regole in corsa e ricorda a tutti e a se stesso che, in caso di sconfitta alle primarie, non allungherà la lista dei Bertinotti, Mastella, Prodi e varia che perdendo le “loro” di primarie, si sono ‘accontentati’ di occupare poltrone non meno importanti di quelle per cui, inopinatamente, avevano concorso. Rammenta al Marchionne della Fiat, che lo ha accusato di essere un misero Obama che chiosa da una città piccola e povera, di essere fiero della sua Firenze e dei fiorentini che hanno fatto il rinascimento mentre lui, al massimo, ha prodotto la duna. E così, tra applausi scroscianti, si avvia a concludere la sua breve visita a Salerno. Ma c’è ancora tempo per un’altra slide che riporta la risposta di D’Alema ad una domanda della Gruber sull’eventualità che Renzi possa effettivamente vincere le primarie del centro sinistra. Il valoroso Max, con tono deciso, afferma: «Se vince Renzi è finito il centro sinistra in Italia». L’impavido Matteo, sornione, ribatte: «Se vinco le primarie finisce la carriera politica di questo signore». Standing ovation anche da parte dei tanti giovani che, nel frattempo, hanno riempito la sala.