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Di Berlusconi, negli ultimi vent’anni, mi ha colpito una frase che, se fosse vera – con lui c’è sempre da dubitare di tutto e, come diceva Montanelli, è il primo a credere alle bugie che dice – racchiude in sé l’essenza del personaggio. A chi gli domandava, «Ma lei, chi rappresenta?», lo statista rispondeva serafico: «Rappresento l’italiano bocciato in prima media che in classe siede all’ultimo banco». Credo che in cuor suo avrebbe volentieri aggiunto, anche chi, sempre dall’ultimo banco, scoreggia e rutta, quando non dorme e russa. Considerando che la maggioranza degli italiani non legge un libro che sia uno in dodici o più mesi e che gli investimenti in cultura, nel nostro paese, raggiungono percentuali da albumina, i conti tornano e il nostro sa il fatto suo quando dice quello che dice. Gli ultimi dieci anni, ne sono la triste conferma. Ecco allora che nei vari ‘Servizi Pubblici’ o Talk o Arene affini, il cavaliere la butta in caciara, racconta barzellette, ripete tre o quattro pensierini che formano il suo personalissimo mantra, fa le domande e pretende di dare le risposte senza rispondere ai pochi che fanno domande per professione, legge i suoi sondaggi e sbugiarda quelli non suoi e, nei fuori onda, data la sua proverbiale incontinenza verbale, suggerisce il da farsi dopo la pubblicità. Tanto a guardarlo in tv c’è sempre quello dell’ultimo banco che, intanto, è tornato a casa, ha allentato i pantaloni e con la scorta di birre comprate dalla moglie, commenta più lucido che mai: «Quello si che ha capito tutto. Gliele sta cantando a quei quattro straccioni. Guarda le donne che si scopa. È l’unico da votare». Fin qui, Berlusconi. Ma in Italia ci sono anche i Santoro che, se solo sapessero cosa vuol dire fare del giornalismo serio, avrebbero l’opportunità, per il ruolo che occupano (gentile omaggio del ’68….ndr), di rovistare financo nelle brache del potente di turno. Invece, questi signori, atteggiandosi a paladini del bene contro il male, con quella odiosa superiorità etica e morale fondata sul nulla, sono l’alter ego dei Berlusconi e non riescono ad ingannare nessuno con i loro piagnistei da finti martiri; in loro prevale sempre quella faziosità che ti fa girare istintivamente dall’altro lato, pur sapendo che hanno ragione. In trasmissione, si sono rimpallati, in modo stucchevole, battute da guitti. «Santoro, lei ha fatto l’università o le scuole serali? e lui: «Non so lei, ma io ho fatto la mia università» e durante le tre ore di trasmissione, pensando di essere ironico, ha ripetuto, ininterrottamente, livido in volto: «Si, ho fatto le serali. Ho fatto le serali. Non capisco bene quello che dice….non sono alla sua altezza!». Alla fine, ho avuto l’impressione di assistere ad uno spettacolino tra due primedonne di teatro impegnate a primeggiare l’una sull’altra con la battuta ad effetto e poi raccogliere l’applauso del pubblico. Suvvia. Siamo seri. E Travaglio? Il nemico storico, ha fatto il suo mestiere? Aveva dinanzi colui che, per i suoi detrattori, gli ha permesso di vendere libri, dvd e ancora libri e dvd. Premetto che seguo Travaglio da quando scriveva per ‘La Repubblica’. Credo di aver letto gran parte dei ventimila, qualcuno dice venticinquemila, articoli che ha scritto. Ho studiato tutti gli editoriali de ‘Il Fatto Quotidiano’ dal 2009. Ritengo che sulla pagina scritta, abbia una tecnica finissima a cui aggiunge un ironia sottile che, per chi scrive, è il massimo a cui si possa aspirare. Sicuramente è il secondo miglior giornalista italiano. Il primo, per cultura, ampiezza di conoscenze storiche e internazionali, è Massimo Fini. Il migliore in assoluto, Montanelli, maestro di entrambi, è morto. Detto questo, mi aspettavo un Travaglio diverso, direi d’antan, quando ad ogni sua domanda, per dovizia di fatti e particolari, l’interlocutore, anche quello più scafandrato, avrebbe dovuto opporre al massimo un doveroso silenzio, per non fare una figura barbina. Invece niente, solito editoriale, notevole – anche se ne ha scritto di migliori – e nient’ altro. E pensare che alle sue spalle campeggiava la scritta Cave Canem. Penso che sia stata un’occasione persa per tutti, soprattutto per chi da casa voleva capire qualcosa in più, senza necessariamente aver ripetuto la prima media. Dobbiamo ringraziare Michele Santoro e rammentare quanto riporta Massimo Fini in una celebre stroncatura del nostro eroico anchorman.…«E forse non aveva tutti i torti l’ex presidente della Rai, il pur vile e servile Enzo Siciliano, che però un po’ di cultura almeno la masticava, se non altro per aver bazzicato Pasolini e Moravia, quando, richiesto di un giudizio su “Michele”, rispose: “Michele chi?”».